Un pensiero per Anna Maria

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17 febbraio 2015 – In ricordo di Anna Maria Cessi Carli.

….da più parti mi hanno chiesto di scrivere qualcosa per Anna Maria, qualcosa di ufficiale a nome di una società di atletica in cui lei ha lasciato l’impronta principale.
Così dovrei scrivere della carriera da dirigente di altissimo livello iniziata accompagnando le figlie al campo e continuata come anima di un CUS Bologna che reggeva il confronto, negli anni dell’atletica spettacolo, con società dotate di budget di molte volte superiore al nostro.
Anna Maria aveva puntato sull’atletica femminile, portando a Bologna tante giovani atlete piene di potenzialità che quasi sempre l’hanno ripagata con carriere sportive di successo, collocando il CUSB ai vertici dell’atletica italiana.

Questa sua fortuna nel tesserare ragazzine che poi invariabilmente diventavano campionesse lo chiamavamo “il culo della Carli” e noi sapevamo che quando tutto sembrava andare male potevamo sempre fare affidamento su quello!
Ma siamo sportivi e sappiamo che la fortuna, quando si ripete, si chiama “talento”.
Anna Maria è stata vice-presidente della fidal, la prima donna ad aver ricoperto la carica di consigliere federale, rappresentandone il volto umano, la persona a cui le atlete si rivolgevano quando avevano un problema.
Un modo di porsi intrinseco al suo carattere, testimoniato dall’enorme stima che le “sue ragazze” hanno nutrito e nutrono per lei, dai mille messaggi di affetto che continuava a ricevere anche a distanza di anni.
Eppure non è a questo che mi porta il ricordo di lei.
La mente va automaticamente alle tante volte che abbiamo discusso, le volte che le ho rinfacciato di dirigere l’atletica “dal salotto” di casa, in contrapposizione alla mia visione “da campo”.
Ma aveva ragione anche lei.
Quando sei immerso nel fiume, sballottato dalla corrente che ti trascina, non hai la lucidità di vedere le cose come sono e allora, quando avevi un problema, chiamavi l’Anna e lei dal suo salotto ci metteva “una pezza”.
Perché con Anna Maria ci litigavi un giorno, ma la settimana dopo la chiamavi e non riuscivi non raccontargli i fatti tuoi.
Perché ogni volta che tutto sembrava perduto, lei arrivava dicendo:

“E no caro! Io non mi arrendo…Io non mollo… Andiamo! Andiamo!”

E ti dava quell’attimo in più in cui raccogliere le energie, quella spinta per ripartire di nuovo, che rappresenta la lezione più importante che lo sport insegna: non arrendersi e ricominciare!
Come quelle mogli che si lamentano dei mariti ma diventano cattive come bestie se sono altre a dirne male.
Come quei tifosi che criticano la propria squadra per tutta la settimana e la domenica sono in tribuna a tifare anche sotto la pioggia.
Per fermarla c’è voluta una malattia terribile e così veloce da prenderci di sorpresa.
Forse era una dirigente da salotto ma aveva la forza di una campionessa e tutti noi ne piangiamo la scomparsa.

 

 

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